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D.O.C. di Daniela Robecchi

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Mali, uno strano viaggio e uno strano festival nel deserto

Quando si parla del Mali la prima domanda che spesso ci si sente porre è: ''Ma dove si trova esattamente il Mali?'', effettivamente è una meta piuttosto insolita per una vacanza e piuttosto lontana dai canoni classici vacanzieri che normalmente toccano mete africane più allettanti come Kenya, Zanzibar o Madagascar. Stretto a nord dal deserto sahariano e attraversato dal grande fiume Niger, il Mali è una terra composta da tante tribù differenti che convivono pacificamente parlando lingue e praticando diverse religioni. Oltre il francese, conosciuto da chi ha avuto la fortuna di poter andare a scuola, cosa affatto scontata qui in una delle nazioni più povere del mondo, la lingua maggiormente parlata, soprattutto a sud del paese dove si trova la capitale Bamako è il bambara, ma tanti altri idiomi si avvicendano man mano che si attraversa lo stato a seconda della tribù che si incontra.
Interi villaggi e cittadine fatte di fango, coltivazioni che si estendono lungo le rive dei fiumi irrigate ancora manualmente conferiscono a questo luogo una dimensione che ci riporta indietro nel tempo. L'impressione di vivere ancora ai tempi di Cristo la si ha soprattutto quando si giunge nella sonnolenta città di Timboctu; le sue basse case erose dal vento e dalla sabbia del deserto ci rimandano a quando era un'antica e magnifica capitale, il colore giallo sbiadito che rimane impresso nella mente e sui vestiti perennemente e irrimediabilmente impolverati sono il segno che il Sahara è giusto lì alle porte della città ad aspettarci. La strada per arrivare fino a qui è lunga e difficoltosa; i maliani amano scherzare dicendo che Timboctu bisogna meritarsela. Qui nel nord del paese le facce e il colore della pelle cambiano, il colore nero, i tratti africani più marcati lasciano il posto a carni più chiare e tratti di visi più maghrebini, così come i mille colori delle fantasiose stoffe africane si trasformano nei blu e nei neri dei veli che servono per coprirsi la nuca e parte del viso sotto il sole del deserto. Ed è proprio il deserto ad essere teatro di uno dei festival di musica più affascinanti d' Africa: ''le féstival au desert'', nato a Essakane dieci anni fa con l'intento di portare pace tra le varie tribù che vivono nel Sahara, da un paio d'anni ha dovuto cambiare sede e spostarsi appena fuori Timboctu per problemi di sicurezza; i siti dei vari ministeri degli esteri dei paesi occidentali sconsigliano di inoltrarsi nel deserto a nord del paese per il pericolo di rapimento da parte di gruppi vicini ad Al Qaeda e per gli scontri tra bande ribelli di Tuareg contro le forze militari maliane.  Anche durante i giorni della manifestazione che si è tenuta quest'anno il 6, 7, 8 gennaio 2011 due giovani francesi sono stati rapiti e assassinati in Niger e in Costa D'avorio sono scoppiati disordini al seguito del rifiuto del presidente uscente Laurent Gbagdo di abbandonare il potere, entrambi i paesi confinano con il Mali. Questa difficile situazione non giova di certo a questa nazione dove il turismo è uno dei principali motori di crescita ed è per questo che l'organizzazione del festival ha voluto mandare un chiaro segnale a tutti i partecipanti: il Mali non è un paese pericoloso e i maliani sono un popolo caloroso e tollerante. Tanto più che la manifestazione nasce come terreno di incontro e di pace, tantissime le persone che giungono dal deserto fino a qui per incontrarsi, discutere, allentare tensioni accumulate durante l'anno e magari celebrare nuove nozze. Nel mentre del festival è facile imbattersi in musicisti che suonano e cantano tra le dune o all'interno di qualche grande tenda Tuareg, oltre chiaramente a quelli che salgono sul grande palco. Tra i più rappresentativi gruppi musicali Tuareg ricordiamo: i Tinariwen e le Tartit. I Tinariwen amano definirsi ''i ribelli suol del Sahara'', la loro storia è quella del popolo Tuareg che per anni ha visto negarsi diritti, cacciati da un paese all'altro usano la loro voce per farsi sentire lontano, nel 2001 il festival esordì proprio con i Tinariwen e da allora si aprì una nuova fase per la band che iniziò a viaggiare per tutto il mondo. Anche per il gruppo femminile Tuareg ''Tartit'' la musica è un modo per far conoscere i problemi della loro gente all'estero, ma è anche un mezzo per l'emancipazione femminile «non è da molto che le donne possono andare in giro,  andare a scuola, da qualche anno le donne nomadi stanno cercando di avere una vita moderna – racconta la voce delle Tartit – noi insegniamo la nostra musica alle ragazze che cerchiamo tra le diverse tribù, è un modo per tramandare le nostre tradizioni ma anche per aiutare delle giovani che altrimenti non avrebbero i mezzi per studiare».  Il diritto ad avere una reale uguaglianza sociale è una delle tematiche toccate da una vera e propria star maliana: Oumou Sangaré, nei suoi testi ci racconta della lotta delle donne in una società musulmana dominata dagli uomini, del conflitto tra tradizione e modernità, di matrimoni combinati, di poligamia; qui in un paese dove le donne lavorano davvero tanto, molto più degli uomini, dove esiste il diritto di voto ma dove l'uomo è il capo famiglia e ha più diritti della donna, la voce di Oumou Sangaré, come quella di altre artiste, sembra essenziale per il cambiamento. Molti dei musicisti incontrati tra le dune affrontano temi di attualità, come molti utilizzano parte dei loro guadagni investendo nel sociale, tra questi Vieux Farka Touré, figlio ed erede del più famoso e amato musicista blues africano Ali Farka Touré morto nel 2006, Vieux segue le orme del padre e come lui ogni anno si presenta alla manifestazione «al festival non si viene per i soldi ma perché è importante esserci, il turismo è la nostra maggiore risorsa e io sento che devo venire.»  E proprio come il padre Vieux suona il blues, quel blues meraviglioso nato proprio qua nel Mali prima di approdare con la schiavitù nera sulle sponde del Mississippi. Venendo al festival si rimane estasiati dai mille artisti incontrati che suonano strani e affascinanti strumenti, ma soprattutto si comprende bene perché il Mali sia la culla della musica.


            Ok


FOTO ANGELA ZANINI

Commenti

Hola, Un articulo muy interesante. Parece que las experiencias vivdas han sido muy bonitas pero creo que te olvidas de mencionar la gran actuacion de Bombino, la de Bassekou Kouyate y, por supuesto, a los simpàticos españoles que asistieron al festival. Enhorabuena Gonzalo