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D.O.C. di Daniela Robecchi

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E se un giorno non ci fossero più immigrati?

L'idea del titolo di questo post mi è venuta guardando un documentario televisivo della BBC, o factual come lo chiamano gli inglesi, andato in onda in prima serata, su un tema piuttosto caldo, che riguarda la maggior parte dei paesi europei: lavoro e immigrazione.
Il factual si chiama '' the Day the Immigrants left'', ovvero '' il giorno che gli immigrati lasciano'', e indaga gli effetti dell' immigrazione sul tasso di disoccupazione, che in Inghilterra si aggira attorno all' 8%, un dato preoccupante che la BBC non ha trascurato. Il factual infatti parte dalla problematica scottante dell'occupazione e si focalizza sull'accusa, che molti inglesi muovono contro gli immigrati, di rubargli il lavoro; ma come dice il detto: ''tutto il mondo è paese'', e guarda caso questo succede molto spesso anche in Italia.
Evan Davis, il presentatore del programma, è andato a Wisbech, una cittadina della campagna nei dintorni di Cambridge, dove esiste un fiorente mercato ortifrutticolo, che dal 2004 a oggi ha dato lavoro a più di 9.000 immigrati, mentre ben 2000 inglesi risultano senza un'occupazione.
Per testare se realmente la città necessiti di così tanti stranieri, alcuni immigrati sono stati rimossi per una settimana dai loro impieghi e il loro posto è stato offerto a dei disoccupati locali.
Undici disoccupati inglesi distribuiti in quattro piccole aziende: una compagnia che imbusta patate, una fattoria di asparagi, un ristorante indiano e un'impresa edile.
Già dal primo giorno di test i disoccupati non se la sono cavata molto bene, più della metà non si è presentata al lavoro, il ragazzo che ha provato a fare il cameriere nel ristorante indiano, addirittura, dopo un giorno ha abbandonato perché non riusciva a tenere a mente i nomi dei piatti, i due impiegati nella fabbrica di patate sbagliavano a contare il numero dei tuberi nelle casette facendo perdere un sacco di tempo per il riconteggio, i raccoglitori di asparagi non riuscivano a tenere il passo con quello che è lo standard medio di raccolta, l'unico che sembrava cavarsela piuttosto decentemente era il ragazzo che lavorava nell'impresa edile.
Alla fine della settimana quando Evan incontra i proprietari delle società a cui hanno proposto questo tentativo di scambio deve constatare insieme a loro che la prova è andata piuttosto male, eccezion fatta per l'impresa di costruzioni.
Effettivamente come sostiene il proprietario della fattoria, gli stranieri che lui assume, provenienti in larga maggioranza dai paesi dell'est, sono piuttosto veloci e raccolgono molti kg di asparagi nell'arco della settimana, e visto che il guadagno sta nella quantità che si vende al mercato ortofrutticolo, se la media del raccolto fosse quella dei tre inglesi, dovrebbe chiudere bottega.
Quindi il risultato della prova è che quattro padroni su tre preferiscono lavorare con gli stranieri.
La questione chiaramente non è che questi inglesi siano degli incapaci, bensì è che spesso noi abitanti dei paesi più ricchi siamo diventati troppo comodi e certi lavori, quelli più massacranti e umili, non abbiamo voglia di farli e qua includo anche me, per inciso.
Effettivamente anche il Italia, dove spesso ci si lamenta per l'alto numero di stranieri, si dovrebbe pensare a loro come una risorsa più che un impedimento.
Chiaro, poi si hanno tutte le ragioni del mondo a dire che ci deve essere una regolamentazione perché senza una possibilità di impiego gli immigrati spesso cadono nella rete della criminalità e finiscono a fare le cose più gravi e impensabili: come scippare borsette, violentare, svaligiare appartamenti, occultare i corpi dei propri cari per prenderne il nome, etc etc…
Ma se un giorno questi stranieri decidessero di lasciare il nostro bel paese chi starebbe per ore e ore a massacrarsi nelle nostre cucine, chi lavorerebbe di notte sulle autostrade, chi ci pulirebbe la casa, e nell'operoso Nord Est, baluardo dell'economia italiana, dove la manodopera straniera è fondamentale, chi manderebbe avanti le fabbrichette?
Ma soprattutto chi farebbe nascere figli in un Italia che è un paese di vecchi brontoloni e quindi, domanda sulle domande, chi pagherà la nostra futura pensione? Se mai ce ne sarà una….